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Scopri tutto sulla condropatia rotulea ciclismo e come regolare correttamente la sella!

Spett.le Redazione,

da qualche anno convivo con una condropatia rotulea dovuta ad una rotula alta. Ho letto con interesse l'articolo dedicato a questa patologia ed avrei bisogno di una precisazione:

 

nell'articolo si consiglia di alzare la sella in maniera tale da avere un angolo tra coscia e gamba di 160° e di spostare le tacchette in avanti preferendo una pedalata di punta però le due cose mi sembrano in contraddizione tra loro: infatti uno spostamento delle tacchette verso la punta della scarpa riduce l'angolo tra gamba e coscia: dove sbaglio? (lettera firmata)

Egregio Lettore, grazie per la fiducia; per correttezza consiglio sempre, in presenza di evidenti patologie, di consultare il proprio specialista di fiducia, in questo caso potrebbe sentire un bravo ortopedico che si interessi di ciclismo (cosa non facile …) o un bravo medico dello sport che segue ciclisti a livello agonistico. D'altro canto il mio curriculum universitario mi ha portato, come giusto che sia, ad approfondire i temi specifici della traumatologia dello sport e soprattutto delle modalità del ritorno agli allenamenti di un atleta infortunato. Veniamo ora al suo dubbio alquanto legittimo. Premetto che in realtà Lei non sbaglia ma occorre analizzare e comprendere il problema. Da un punto di vista teorico, in presenza di un processo infiammatorio la cosa migliore da fare è il riposo, associato alle opportune cure antinfiammatorie. Si pone, ovviamente, il problema del ritorno agli allenamenti e dei giusti carichi di lavoro di un distretto che ha subito un trauma e una forzata inattività. Spesso un allenamento "blando" non è sufficiente e non consigliabile quando a soffrire non è il muscolo ma i legamenti, le capsule legamentose e le cartilagini. In tutti questi casi, e molti altri se ne potrebbero elencare, si pone il problema che il soggetto e la sua muscolatura sono in ottime condizioni, ma ciò che c'è attorno (ossa, articolazioni, ecc.) non riescono a sopportare tali carichi. Nella condropatia femoro rotulea è il ginocchio a soffrire e non l'apparato muscolare della gamba, che può essere in ottime condizioni di trofismo. Succede così, anche inavvertitamente, che l'atleta che ritorna agli allenamenti, dopo un processo di infiammazione acuta, abbia ottime gambe con cui poter spingere, ma il suo ginocchio non è ancora in grado di sopportare tali stress. In questi casi è meglio prevenire una simile situazione mettendo il soggetto in sella con una posizione che, biomeccanicamente, nell'ottica dell'ottenimento delle massime prestazioni, è errata, ma perfetta per la migliore conservazione del ginocchio. L'altezza maggiore della sella, come visto, porta a migliori angoli di lavoro per il ginocchio, che in questo modo viene ad essere meno sollecitato, con pressioni sulla rotula nettamente inferiori; questo però va a discapito della potenza della pedalata, con particolare riguardo alla velocità dell'azione quando la pedivella si trova al punto morto inferiore. Spostare in avanti le tacchette è vero che riduce l'angolo di lavoro tra coscia e gamba, ma in modo minimo ed inavvertibile, mentre porta ad un altro grande vantaggio, una maggior perdita di energia nella fase di spinta. In pratica, il piede non riuscirà a trasferire correttamente la potenza della gamba alla pedivella per via del piede stesso, non correttamente sorretto dal pedale e per la distribuzione delle forze che vengono notevolmente ridotte nella componente che realmente spinge perpendicolarmente sul pedale. Avremo, cioè, una maggiore flessione del piede sotto la fase di spinta in quanto lo stesso non trova appoggio sul pedale, portando ad una notevole perdita di spinta sui pedali e di conseguenza una notevole riduzione della pressione sulla rotula. Dal punto di vista di efficienza della pedalata è un errore, per la salvaguardia della rotula un elemento importantissimo. Per questo in presenza di una contropatia femoro rotulea la sella va alzata anche oltre i 160 gradi consigliati, quando il paziente lo consente e cioè quando riesce a pedalare con un angolo ancora maggiore pur mantenendo fermo il bacino (il cui movimento può portare a dolori lombari). Purtroppo non è facile capire quando il bacino inizia a muoversi realmente e per questo si è giunti ad un sistema di misurazione più preciso e che non lasciasse scampo ad interpretazioni personali e forvianti. Per le tacchette, queste vanno avanzate dei 2-3 millimetri consigliati ed associate a scarpe dal plantare non rigido, in modo da lasciare che il piede "ceda" sotto l'azione della spinta ed alleggerisca la pressione sulla rotula. Altro elemento importantissimo è la scelta dei rapporti, questi devono essere agilissimi, evitando inutili carichi. Tutto questo porta ad una efficienza della pedalata non ottimale, ma sicuramente perfetta per ridurre il carico di pressione sulla rotula. Per chi ha un processo infiammatorio, anche grave, ma temporaneo, si tratta di misure che vanno adottate per un lasso di tempo più o meno limitato. In caso di patologie congenite o irreversibili, invece, questi aggiustamenti possono essere considerati fissi nel tempo insieme alla necessaria presa di coscienza della propria patologia e della necessità di dare la precedenza alla salvaguardia della zona sofferente piuttosto che all'azione efficace della pedalata.

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